 | La storia come comprensione delle motivazioni razionali dei protagonisti o come ricostruzione dell'influenza di leggi politico-economico-sociali è in crisi. Qualcuno sostiene addirittura che la storia sia pura invenzione letteraria e che la realtà sottostante non esista. Altri sostengono che nella storia sia fondamentale la << presenza del mito >>, e cioè che gli uomini partecipino attivamente alle vicende storiche solo se animati da pulsioni irrazionali di varia natura: i miti appunto. Nel III secolo prima di Cristo si diffuse tra gli Ebrei, reduci dall'esilio babilonese, un nuovo mito, quello della venuta di un Messia che avrebbe instaurato il regno di Dio in terra presso il popolo di Israele. Questo mito venne riproposto in varie << rivelazioni >> (Apocalissi) dai profeti del popolo eletto. Con l'avvento del cristianesimo il mito si propagò alla nuova religione, e fu attribuita a Giovanni, l'apostolo prediletto da Cristo, la versione definitiva nel libro dell'Apocalisse. Questo mito ha avuto, secondo Romolo Gobbi, una funzione determinante nella storia del mondo occidentale, che ben può dirsi << figlio dell'Apocalisse >>. Dunque la storia dell'Occidente non è la manifestazione della libertà dello Spirito, o del << progresso >>, o del comunismo, ma il prodotto dell'azione dei vari << Fanatici dell'Apocalisse >> (da Montano a Donato, da Arnaldo da Brescia a Gioacchino da Fiore, da Dolcino a Hus, da Münzer a Cromwell, dai rivoluzionari americani a Robespierre, da Marx agli ecologisti) che si batterono nel corso dei secoli per realizzare il regno millenario dei giusti in terra. | |
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