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Complessità e politica: Iran Autore: RomoloGobbi | Data: 27/06/2009 23.17.51
Le immagini che la politica fa circolare attraverso media conniventi nascondono quasi sempre i veri scopi del potere. Chi si sorprende dei grandi favori concessi da Obama alle banche ed alle finanziarie americane non sa che il settore finanziario americano ha raggiunto dopo il 2000 il 41 per cento dei profitti aziendali USA. Qualche lettore più attento forse saprà che la campagna per la nomina del candidato democratico ha visto l'appoggio della lobby finanziaria americana alla scelta di Obama. Si spiegherebbe anche così la politica di apertura nei confronti dell'Iran di Obama, che alla vigilia delle elezioni aveva scritto a Khamenei una lettera nella quale esprimeva "il rispetto per la repubblica islamica" e la volontà "di riprendere i rapporti bilaterali". Ci sarebbe stato anche un incontro segreto a Ginevra tra il vice-presidente Joe Biden e alcuni inviati di Ali Khamenei. Poi, ci sono state le elezioni e durante la campagna elettorale "le autorità iraniane si sono comportate in modo strano (...) era stato concesso a quasi tutte le forze politiche di presentarsi ed esprimersi. I giovani che hanno partecipato in massa ai comizi dei vari candidati e che hanno sfilato pacificamente per le strade di Teheran fino a tarda notte sono la prova della tolleranza e della moderazione dimostrate dalle autorità nelle giornate pre-elettorali". In precedenza, un altro segno distensivo nei confronti degli USA era stato fatto con la liberazione della giornalista irano-americana Roxana Saberi.
Cosa è successo? Perché le autorità iraniane hanno deciso di reagire violentemente contro le manifestazioni che contestavano il risultato delle elezioni? Volevano forse mettere alla prova le "benevole intenzioni degli americani"? In effetti, Obama ha resistito alle pressioni della guerrafondaia Hillary Clinton (durante la competizione per la candidatura, Obama accusava sistematicamente Hillary di aver appoggiato Bush nell'invasione dell'Iraq), che chiedeva assieme a Biden "toni più duri" nella repressione in Iran. Poi, Obama si è dichiarato "indignato", ma ha ribadito: "Appoggiamo il popolo in piazza, ma riconosciamo che il problema dovrà essere risolto dagli iraniani, non dagli americani". Obama in questo modo vuol difendere gi interessi della finanza americana, ma anche il progetto strategico di controllo della situazione in Afghanistan, per il quale è indispensabile la collaborazione dell'Iran, Iran che aveva già dimostrato con i fatti la sua volontà di pacificazione anche in Iraq, dove la comunità sciita aveva partecipato alla formazione del governo. Anche gli Hezbolla libanesi erano stati calmati, così come il governo di Hamas in Cisgiordania.
La repressione dei manifestanti iraniani può però avere anche un'altra spiegazione, infatti bisogna conoscere la complessità del potere politico iraniano, perché, oltre alla Guida Suprema Khamenei e ad Ahmadinejad,, vi è il Consiglio dei Guardiani, che potrebbero anche rimuovere Khamenei. Poi ci sono i Pasdaran, i Basiji, ma pensare che le forze di repressione abbiano agito spontaneamente non è probabile. Le sparatorie sulla folla sono sempre volute da qualche parte dello Stato per imporre il proprio volere su un'altra parte. Dalla strage di piazza Tienanmen è nata la nuova politica economica cinese, che ha trasformato questo paese in grande potenza industriale. Per quanto riguarda le forze armate, queste non hanno partecipato alla repressione, infatti le forze di sicurezza iraniane avrebbero arrestato il generale Ali Al Fadly proprio perché "aveva rifiutato di impartire ordini alla sua divisione di reprimere le manifestazioni di protesta". La volontà di repressione sarebbe la conseguenza delle accuse ai servizi segreti occidentali di aver organizzato le manifestazioni di protesta per destabilizzare il governo iraniano. Se questo fosse vero, significherebbe che il governo iraniano non è così dittatoriale e oppressivo se permette che forze ostili possano organizzarsi all'intero del paese.
D'altra parte, le manifestazioni "spontanee" potrebbero essere una spia della difficile situazione economica interna, manifestata da un'inflazione del 25%. Invece i manifestanti sono tutti cittadini e studenti che non soffrono tanto della crisi economica del paese, ma non tollerano il regime che impedisce loro di manifestare pubblicamente il loro benessere. Come nel '68 in vari paesi occidentali o in Cina nel 1989, la repressione studentesca può diventare una iniziazione generazionale e il prodromo di importanti cambiamenti.
Anche in Iran vi sono fazioni contrapposte in lotta per la successione a Khamenei: da una parte il figlio Mojtaba, che vuole ereditare il potere, e dall'altra, la vecchia guardia komeinista, rappresentata dal presidente dell'Assemblea degli Esperti, Ali Hashemi Rafsanjani, che alle elezioni ha appoggiato Mousavi. Quale delle due fazioni ha scatenato la repressione è facile capirlo, visto che il figlio di Khamenei, Mojtaba è punto di riferimento "dei più importanti alleati del padre: il ministro dell'intelligence, la milizia del Basiji, le guardie rivoluzionarie più ideologizzate, i fedelissimi del presidente Mahamud Ahmadinejad ...".
Più difficile è capire quale delle due fazioni vuol continuare la linea dura nei confronti degli USA e quale invece vuole portare avanti la grande apertura filo-occidentale.

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