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Anonimo
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Obama: cento giorni di parole, parole, parole... Autore: RomoloGobbi | Data: 28/04/2009 20.58.44
Ha cominciato subito a spararle grosse, fin dal discorso di investitura: "Imbriglieremo il sole, i venti e la terra per alimentare le nostre automobili e le nostre fabbriche". Quanto di questo programma sia stato cominciato, non si sa; ma il progetto da solo dovrebbe mobilitare tutte le risorse dell'economia americana. Aveva promesso di chiudere Guantanamo, ma poi ha cominciato a dilazionare l'attuazione del rilascio dei prigionieri. Aveva condannato il ricorso alla tortura da parte della CIA, ma ha assolto tutti gli agenti che avevano praticato le torture "in buona fede". Aveva annunciato cambiamenti radicali nelle relazioni diplomatiche nei confronti dei nemici e degli ex-nemici degli USA, ma poi ha proposto loro delle condizioni inaccettabili.
Fin dalla campagna per le presidenziali, aveva promesso di cambiare radicalmente il sistema sanitario americano, ispirandosi ai modelli europei e poi ha abbassato il tiro, proponendo "nuovi investimenti nella Sanità pubblica". Sui giornali sono apparsi titoli eclatanti: "Obama vara l'alta velocità", preannunciando l'intenzione di colmare il divario rispetto a Francia e Giappone nelle linee ferroviarie ad alta velocità: anche questo un programma che difficilmente una sola amministrazione sarebbe in grado di realizzare.
Quanto poi alle misure economiche per uscire dalla crisi, a parte le difficoltà incontrate al Congresso per la loro approvazione, sono cominciate quasi subito le proteste degli elettori che avevano votato Obama, al quale, durante una manifestazione ad Elkhart, in Indiana, hanno posto domande imbarazzanti: "Perché bisogna usare i nostri soldi per salvare banchieri e speculatori?" oppure: "Perché lo Stato deve aiutare industrie che esportano i nostri lavori all'estero?" e anche un bambino di nove anni ha messo in imbarazzo il presidente, chiedendogli "Cosa farà per le nostre scuole?".
Più recentemente, sono cominciate le manifestazioni degli elettori repubblicani, che hanno protestato in vari stati contro l'aumento delle tasse e hanno dato vita al "tea party tax day", un giorno di protesta nazionale contro le tasse, che ricordava la rivolta del the, che diede origine alla guerra di indipendenza dall'Inghilterra. Lo stato del Texas ha ripreso i temi indipendentisti nei confronti di Washington: "Milioni di texani sono stanchi di Washington, che cerca di venire quaggiù a dirci come governare il Texas ... Credo che il vostro governo sia diventato oppressivo nelle sue dimensioni, nell'intrusione nelle vite dei nostri cittadini e nella sua interferenza con gli affari del nostro Stato".
Infine, sono arrivati i bilanci negativi degli uomini illustri, cominciando da Gore Vidal, che ha accusato Obama di cercare "di conquistare il maggior numero di consensi sempre e comunque", ma di avere "rinunciato a riaffermare la costituzione ... Dalle torture della CIA, fino agli abusi costituzionali, vuole mettersi tutto dietro alle spalle in fretta".
Gli abusi costituzionali sono quelli creati dalla amministrazione Bush e Gore Vidal invita Obama a "sostenere con forza chi al Congresso vuole arrivare ad un processo pubblico agli eccessi dell'amministrazione Bush".
Il consigliere di tanti presidenti, Henry Kissinger, ha accusato Obama di essere troppo tattico in politica internazionale: "attraverso una serie di concessioni minime, rischia di produrre incomprensione sullo scopo finale".
Un altro esperto ha fatto un bilancio negativo dei primi 100 giorni: "La sua amministrazione non sembra aver ancora cominciato ad orientarsi davvero tra i fallimenti politici esteri che hanno caratterizzato l'era di Bush e la crisi economica che caratterizza l'era di Obama. Il secolo americano è finito bruscamente. Il mondo non vede più gli Stati Uniti come alfa e omega, fonte di salvezza e di sostentamento, avanguardia della storia, spirito guida e ragione di ispirazione per tutto il genere umano".
Oltre che sul piano ideale, anche la politica economica dell'amministrazione Obama è stata valutata negativamente: "I salvataggi stanno fallendo. Fino a questo momento i contribuenti americani hanno riversato nelle casse delle banche quasi 600 miliardi di dollari, eppure le banche prestano meno soldi di quanti ne prestavano cinque mesi fa. I dirigenti degli istituti di credito continuano a percepire emolumenti principeschi, asset tossici e prestiti non performati in loro possesso continuano a crescere e le banche continuano a truccare i conti".



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