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Anonimo
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Obama: la festa è finita Autore: RomoloGobbi | Data: 22/01/2009 21.11.27
Intanto, è stata la festa più costosa di tutte quelle organizzate per gli altri presidenti: 150 milioni di dollari, invece dei 42 spesi da Bush nel 2005 o i 33 milioni di Clinton nel 1993. Il deputato repubblicano De Lay ha suggerito ad Obama questo discorso: "Siamo in crisi, siamo in guerra, la gente sta perdendo il lavoro: non faremo nessuna festa. Io andrò a giurare alla Casa Bianca, poi avrò una piccola cena a base di pollo e noi tutti risparmieremo 125 milioni di dollari". Invece: ostriche e aragosta! Anche il discorso non è stato improntato al risparmio; e, infatti, è stato infarcito con tutta retorica tradizionale sulla grandezza americana: "Rimaniamo la più ricca e potente nazione sulla terra". Certamente la nazione più indebitata, in piena crisi e nella crisi ha coinvolto tutto il mondo, ma per questo Obama non si è scusato e, per di più, ha detto: "Non chiederemo scusa per il nostro modello di vita, né esiteremo nel difenderlo". Eppure, gli Stati Uniti consumano un terzo del petrolio mondiale e contribuiscono all'inquinamento globale nella stessa misura. Forse perché consapevole di questo, ha dato la stura alla retorica ecologista sulle nuove energie: "Imbriglieremo il sole, i venti e la terra per alimentare le nostre automobili e le nostre fabbriche". Nel frattempo, tuttavia, le fabbriche americane sono in crisi, la disoccupazione ha raggiunto livelli imprevisti e le previsioni sono pessime: il tasso di disoccupazione salirà al 15% nel giro di un anno, con circa 20 milioni di senza lavoro.
Obama, nel suo discorso non ha detto come farà a superare la crisi e, invece, ha criticato quelli che pensano: "che il declino dell'America sia inevitabile e che la prossima generazione dovrà ridurre le sue prospettive". Gli Stati Uniti riusciranno a superare tutte le difficoltà, come hanno già fatto nel passato: "Ricordiamoci che le generazioni precedenti hanno sconfitto il fascismo e il comunismo"; ma sono state proprio queste guerre, calde o fredde, che hanno permesso all'America di uscire della grande crisi nel 1929 e da quella degli anni '50. Infatti, Obama si è ricordato dell'importanza che ha per l'economia americana il complesso militar-industriale: "La nostra nazione è in guerra contro un'estesa rete di violenza e di odio". Ciò nonostante, Obama ha parlato di pace: "L'America deve svolgere il suo ruolo e aprire le porte ad una nuova era di pace"; ma non ha parlato di alcuna riduzione delle spese militari. Inoltre: "A quelli che cercano di raggiungere i propri obiettivi, seminando terrore ed uccidendo innocenti, noi diciamo che il nostro spirito è più forte e non può essere spezzato; non potrete sopravvivere, vi sconfiggeremo". Obama, però, non ha detto chi sono "quelli che uccidono innocenti"; si potrebbe anche pensare agli israeliani a Gaza, ma lui pensava ad Hamas ed agli altri fondamentalisti islamici. Infatti, rivolgendosi in generale al "mondo mussulmano", Obama ha ammonito i &"leaders che cercano conflitti o accusano dei mali delle loro società l'Occidente: sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che potrete costruire, non su quello che potete distruggere". Naturalmente, l'America è sempre pronta ad "aiutare" i popoli oppressi per eliminare i leaders che non le piacciono. In questa missione di pace globale, gli Stati Uniti hanno: "la consapevolezza che Dio ci ha chiamati a tracciare un destino ancora incerto". Il discorso non poteva che finire con la stessa retorica del fondamentalismo puritano: "Quando venimmo messi alla prova ci rifiutammo di interrompere il nostro cammino, non tornammo indietro né vacillammo; e con gli occhi fissi all'orizzonte, e con la Grazia di Dio su di noi, portiamo avanti il grande dono della libertà per consegnarlo intatto alle generazioni future. Dio Salvi l'America".
Ma chi ci salverà dall'America?

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