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Anonimo
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Cattivo gusto: da Torino agli USA Autore: RomoloGobbi | Data: 21/10/2008 23.45.16
Cattivo gusto: da Torino agli USA

Il gusto è la sensazione che deriva dalle papille gustative e ci fa apprezzare una cosa o ne suscita lo schifo. Si parla di gusto anche nel giudicare le opere d'arte e, comunque, il senso estetico che si esprime nell'abbigliamento e nelle varie forme di esternare la propria immagine. Vorrei qui insinuare l'esistenza di un gusto anche in politica, al di la del giudizio di efficacia che si esprime normalmente nelle azioni politiche o pubbliche.
Il 23 ottobre verrà inaugurato il "Salone del Gusto" di Torino, organizzato dall'associazione Slow Food, che, attraverso films, documentari e conferenze, vuol valorizzare "il cibo di qualità". A noi sembra di pessimo gusto affrontare un tema come questo, mentre nel mondo intero il vero problema è quello della scarsità del cibo, del "No Food". A Venezia alla fine di settembre di quest'anno si è tenuto il quarto incontro annuale della World Conference on the Future of Science, durante il quale un gruppo di studiosi ha discusso dei gravi problemi derivanti dalla scarsità di cibo, che provoca denutrizione per 850 milioni di uomini, donne e bambini e in molti casi la loro morte. Inoltre, le sedicente o.n.g. Slow Food fa affari d'oro commercializzando cibi "biologici naturali" e, conseguentemente, sostiene la coltivazione artigianale di piccole dimensioni, mentre la scarsità di cibo deriva in gran parte dall'eccessiva parcellizzazione delle aziende agricole che, non solo non producono per il mercato, ma non riescono nemmeno a mantenere le famiglie che vi lavorano. Persino la Cina si è resa conto che le piccole dimensioni produttive vanno superate e così ha varato una riforma rivoluzionaria per gli 800 milioni di contadini, volta a favorire la libera disponibilità dei terreni agricoli, in modo da formare più vaste concentrazioni produttive. Invece di promuovere una "banca del vino", il Salone di Torino dovrebbe preoccuparsi della grave scarsità di acqua, che affligge un miliardo di persone in tutto il mondo. Invece di occuparsi degli ultimi pastori del Portogallo, il salone di Slow Food dovrebbe enfatizzare l'esigenza di ridurre drasticamente l'allevamento del bestiame, 3 miliardi di capi in tutto il mondo, che consuma la maggior parte dei cereali prodotti e una quantità enorme di acqua.
Al cattivo gusto estetico-politico non c'è limite e la campagna elettorale americana ne è una vistosa dimostrazione. A parte l'incomprensibilità del macchinoso sistema elettorale USA, quello che suscita il maggior stupore è l'atmosfera carnevalesca che pervade la propaganda elettorale, sia durante le primarie, sia per l'elezione del presidente. Sono stati usati migliaia di striscioni, palloncini, cappelli, tutti regolarmente a stelle e strisce, durante tutte le manifestazioni elettorali, ma alcune ci hanno veramente sbalordito. Ad esempio, la candidata alla vice-presidenza repubblicana, sabato 18, si è fatta imitare in TV da una sosia, che fingeva di accettare le avances di un famoso attore, per poi comparire ballando il rap, mentre un alce di peluche veniva abbattuto a fucilate, in riferimento alla sua passione per la caccia e all'appartenenza all'associazione American Rifle Association.
Un'altra manifestazione di pessimo gusto l'hanno data i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, apparendo vestiti in frack alla cena organizzata dall'Arcidiocesi Cattolica di New York per i bambini bisognosi, a fianco dell'aricivescovo di New York. Tutta la campagna elettorale è stata scandita da invocazioni alla benevolenza di Dio, ma fino a quel momento non erano apparse l fastose vesti cardinalizie di un rappresentante della Chiesa Cattolica. Certamente, la Chiesa Cattolica ha sempre avuto un peso importante nella politica americana, basti pensare a Mac Karty e ai Kennedy, ma, indubbiamente, la sua influenza è aumentata con la crescente presenza degli immigrati latino-americani. Un presenza religioso più subdola è invece rappresentata proprio dalla candidata alla vice-presidenza repubblicana, che è una nota fondamentalista. E' vero che un americano su tre è convinto che la Bibbia vada accettata integralmente, e che anche il 43% dei cattolici americani crede nella creazione divina dell'Universo, ma la presenza di fondamentalisti nella campagna elettorale è di pessimo gusto. Soprattutto se si pensa che dopo le pagliacciate elettorali e le invocazioni a Dio ricomincerà la concreta durezza della politica americana.

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