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Semi, guerre e carestie - Capitolo XI Autore: RomoloGobbi | Data: 19/05/2008 0.39.26
11. Le guerre dei contadini

Nel 1347 giunse a Praga Cola di Rienzo, il millenarista romano, che aveva cercato di realizzare a Roma un millennio Repubblicano: "Nei giorni della Morte Nera e delle processioni di massa dei flagellanti il tribuno e propheta romano Cola di Rienzo aveva annunciato a Praga che stava per aprirsi un'era di pace, armonia e giustizia, un vero ordine paradisiaco". (1) A raccogliere la sua profezia fu Jan Milíc Kromeríz, un ricco prelato che nel 1363 abbandonò la carriera e le ricchezze e cominciò a predicare in céco: "Infaticabile, predicando sovente più volte al giorno, Milíc lanciava i suoi appunti critici contro i preti ricchi, condannava i loro crimini e la loro immoralità...".(2)
In effetti la chiesa céca era tra le più ricche d'Europa, essa possedeva circa la metà di tutta la terra di Boemia. Era quindi naturale che i profeti millenaristi l'attaccassero, ma era altrettanto naturale che i contadini li seguissero. Ma la coscienza dei contadini non era solo guidata dal mito del regno di Cristo in terra, sapeva anche guidarli in rivendicazioni immediate: così nel 1356 avevano ottenuto una legge che li autorizzava a far causa ai loro padroni per questioni di decime, di canoni e di contratti d'affitto. Essi, come tutti i contadini d'Europa, avevano approfittato della riduzione della forza lavoro disponibile dopo la grande peste e avevano avanzato richieste di aumenti dei prezzi dei loro prodotti e di riduzione dei canoni d'affitto. I proprietari terrieri cercarono di annullare questi privilegi e: "all'inizio del XV secolo tentarono decisamente di privare i contadini dei diritti tradizionali e di ridurli in una posizione di dipendenza totale. In seguito a manipolazioni giuridiche molti contadini furono spogliati del diritto di trasmettere il podere ai propri eredi, si trovarono più fermamente vincolati alla terra e per giunta si videro aumentare tributi e servigi".(3) Quindi una parte dei contadini fu costretta a lasciare le campagne e andare a ingrossare la popolazione dei miserabili che vivevano nei bassifondi di Praga, peggiorando ulteriormente le già miserevoli condizioni di vita dei suoi abitanti.
Nel 1372 Milíc fondò a Praga un centro sociale, che chiamò "nuova Gerusalemme", dedicato alla formazione di predicatori e al recupero delle prostitute. Naturalmente continuò a predicare contro la chiesa dissoluta e a paragonarla alla Babilonia dell'Apocalisse e a definire il papa Anticristo: "Con Milíc il concetto di Anticristo, base della critica sociale ed ecclesiastica, fa la sua apparizione nel movimento riformista céco".(4)
La lotta contro l'Anticristo andava combattuta dal basso dai semplici cristiani: nell'attesa del ritorno di Cristo per la battaglia finale contro l'Anticristo, i veri fedeli dovevano darsi da fare per anticipare con le opere il regno millenario. Così nel maggio 1391, poco lontano da dove era sorta la Gerusalemme di Milíc, un gruppo di suoi discepoli fondò la Casa del pane, poi cappella di Betlemme, in cui gli universitari di Praga potevano imparare a predicare nella lingua del popolo: "la Parola di Dio non è legata ma libera più di ogni altra cosa del mondo e portatrice di salvezza per la chiesa e i suoi membri".(5)
Il movimento riformatore nato intorno a questa iniziativa ebbe il suo massimo sviluppo nel periodo dal 1402 al 1413 sotto la direzione di Jan Hus, professore dell'università e "grande e costruttivo genio religioso".(6) Secondo il frate agostiniano Oswald Reinlein di Norimberga, avversario di Hus: "Le sue prediche erano frequentate dalla quasi totalità della popolazione di Praga; nella cappella di Betlemme egli predicava due volte al giorno nei giorni festivi e pure due volte al giorno in tempo di quaresima. Inoltre teneva giornalmente due lezioni e, di domenica, tre discorsi. Per i poveri che gli venivano raccomandati Hus implorava elemosine presso i suoi conoscenti; usava invitare a tavola i maestri e ricevere con amore e bontà ogni visitatore occasionale, come pure chiunque gli dimostrasse attaccamento e volesse avvicinarsi a lui.(7)
Nelle sue prediche Hus criticava le ricchezze e la corruzione della Chiesa, continuava la concezione dei suoi maestri Milíc e Mattia sull'Anticristo e profetava il millennio di Cristo:
"Noi siamo liberi! Cede il Maligno
Vittoria ha il Bene. S'avanza il Regno.
Egli ci innalza al viver degno,
per la sua Grazia"(8)
Questa era una strofa dell'inno al Signore introdotto nel culto della cappella di Betlemme da Hus nel 1408 e poi proibito dalle autorità ecclesiastiche di Praga.
Il millenarismo di Hus fu rafforzato dalla conoscenza delle opere di Wyclif, che a partire dal 1398 furono portate a Praga da studenti boemi che avevano studiato a Oxford. Lo stesso Hus annotò in margine a una delle opere del teologo lollardo: "Wyclif, Wyclif, tu farai girar la testa a più di un lettore".(9) Infatti le opere di Wyclif nel 1403 vennero condannate come eretiche dall'università di Praga. Contemporaneamente la Chiesa boema vietò ogni critica alla chiesa e al suo clero in assemblee pubbliche e vietò inoltre il canto degli inni in céco durante le cerimonie religiose: entrambi i provvedimenti miravano a colpire Hus e i liberi riti della cappella di Betlemme. Nel 1409, poi, l'arcivescovo di Praga, dopo aver ingiunto la consegna delle opere di Wyclif, iniziò un processo di eresia nei confronti di Hus.
Infine, nel luglio del 1412 Hus venne scomunicato: "era escluso dalla comunità cristiana, nessuno poteva più dargli da mangiare o da bere, né parlare con lui, comprare da lui o vendergli alcunché, fornirgli acqua o fuoco, e porgergli umanamente aiuto in qualsiasi modo, Hus doveva essere arrestato e giudicato secondo il diritto canonico e la cappella di Betlemme doveva essere demolita".(10)
Per sottrarsi alla persecuzione Hus abbandonò Praga e per due anni vagò predicando nelle campagne di Boemia e riscosse notevoli consensi tra i contadini, infatti: "Il grosso della popolazione rurale era stato costretto per molto tempo a dipendere dai signori, ecclesiastici o laici, che possedevano la terra".(11) In quel periodo continuò a criticare la chiesa e il papa e i suoi teologi: "Quei dottori poi che si aspettano dal papa vantaggi economici e che temono servilmente il suo potere, e perciò vanno dicendo che il suo potere è illimitato, impeccabile, al di sopra di ogni giudizio, e che quindi può fare lecitamente tutto ciò che gli piace, sono falsi profeti, falsi apostoli dell'".(12)
Nonostante continuasse col linguaggio apocalittico contro la chiesa nell'autunno del 1414 Hus decise di recarsi al Concilio di Costanza per chiarire la sua situazione, ma il Concilio proclamò solennemente il 6 luglio 1415, la sua condanna al rogo, che venne eseguita la mattina dello stesso giorno. Dopo un accurato incenerimento delle ossa e delle vesti - "Così i cechi non li terranno per reliquie" - le sue ceneri vennero buttate nel Reno.
Quando a Praga giunse la notizia il popolo insorse: "La notizia dell'esecuzione di Hus trasformò l'agitazione della Boemia in rivoluzione [...] A Praga si malmenarono i preti cattolici e si saccheggiarono le loro case; lo stesso arcivescovo, assediato nel suo palazzo, riuscì a fuggire solo con difficoltà. Nel paese molti preti furono cacciati dalle loro parrocchie [...] In luglio la gente comune insorse, prese d'assalto il municipio e buttò giù dalle finestre i nuovi consiglieri".(13) Anche nelle campagne i contadini insorsero contro nobili e preti: "Per di più, anche nelle campagne esisteva un proletariato che non aveva nulla da perdere: braccianti senza terra, garzoni, gli appartenenti a quell'eccesso di popolazione che non poteva trovare posto né in città né in campagna. Tutta questa gente era più che pronta ad appoggiare qualsiasi movimento che desse l'impressione di portare aiuto e sollievo".(14)
Anche l'università di Praga espresse la sua posizione nei confronti dei suoi due membri messi al rogo. A partire poi dl 1416, Hus e Girolamo cominciarono a essere venerati come martiri da larghi strati popolari. E un gran numero di Poveri Predicatori dilagò per tutto il paese incitando alla guerra contro l'Anticristo: nelle città gli artigiani si rifiutavano di pagare le decime alla Chiesa e in certi casi presero le armi per espellere i monaci e i prelati dalle loro prebende, mentre nelle campagne i contadini cominciarono ad agitarsi e ad appropriarsi dei beni ecclesiastici.
Questi movimenti erano del tutto spontanei; non esisteva un'organizzazione centralizzata; non esisteva neppure una denominazione comune, anche se a partire dal Concilio di Costanza i seguaci di Hus cominciarono a essere definiti Hussiti o Wyclifisti. L'unico elemento unificante era il millenarismo egualitario, il cui simbolo era il calice, che rappresentava la caduta di ogni differenza tra il clero e i laici nella comunione: infatti venivano anche chiamati Utraquisti proprio perché facevano la comunione sia col pane sia col vino.
La situazione precipitò a partire dal 1419 quando re Venceslao, su pressione del nuovo papa Martino V, decise di limitare a tre le chiese di Praga per i fedeli hussiti. Essendo questi numerosi e sentendosi discriminati, cominciarono ad abbandonare la città e si recarono in varie località del paese: tra queste la più importante fu una montagna nei pressi di Bechyne, cui venne dato il nome biblico Tabor: "Perciò i sacerdoti, col popolo che si era unito a loro, salirono spesso su di un gran monte che culmina con una larga pianura e su quella sommità alzarono una tenda di tela di lino, a mo' di cappella. Qui con atti di culto compiuti con gran devozione, ridiedero coraggio al popolo che vi confluiva, senza che vi fosse chi impedisse quel tipo di comunione col venerabile sacramento dell'eucaristia. E dopo aver compiuto questo gesto e aver deposto i panni di lino, tornarono alla vita abituale, e posero nome Tabor a quel monte, per cui coloro che vi erano andati vennero chiamati taboriti".(15)
Nelle campagne intanto continuavano le assemblee degli Hussiti: ad
esempio il 22 luglio sulla collina di Burkovak, nella Boemia meridionale, si radunarono circa 40.000 pellegrini.
Alla fine di settembre dello stesso anno le assemblee degli Hussiti si avvicinarono sempre più a Praga: parecchie migliaia di persone si ritrovarono a Krizky, provenendo da tutte le parti della Boemia e della Moravia. Venceslao Koranda, il capo della 'Città del Sole', esortò i partecipanti: "Fratelli! Vedete che la vigna del Signore è fiorita, ma che i caproni se la vogliono mangiare. E per questo abbandonate i bastoni e prendete le armi".(16)
Molti allora penetrarono nella città e attaccarono i ricchi conventi, elessero un nuovo consiglio tutto di Hussiti, mobilitarono e armarono un considerevole numero di cittadini e nominarono alcuni capitani, tra i quali primeggiava Jan &Zizka. Poiché nel frattempo il re era morto, gli insorti si trovarono praticamente a governare la città. Il primo atto politico importante fu la stesura di un programma minimo che unificasse tutte le forze hussite: libertà di predicare la parola di Dio ovunque, condanna e punizione di tutti i peccati pubblici e degli abusi di potere, comunione col pane e col vino, espropriazione dei beni ecclesiastici. Ma questo programma non era sufficiente per gli Hussiti più radicali, i Taboriti, che, oltre alla comunità del monte Tabor, comprendevano gli artigiani e gli operai della Città Nuova di Praga e di altre località: "i taboriti affermavano il diritto di ogni individuo, laico o sacerdote che fosse, a interpretare le Scritture secondo i suoi lumi. Molti taboriti respingevano il dogma del purgatorio, condannavano preghiere e messe per i morti come vane superstizioni, non vedevano nulla da venerare nelle reliquie e nelle immagini dei santi [...] Si rifiutavano altresì di prestare giuramento e protestavano contro la pena capitale".(17) In queste rivendicazioni taborite c'erano molte delle premesse di quella che sarà la Riforma protestante, ma si andava anche oltre.
Quando nella primavera del 1420 un'armata cattolica internazionale
invase la Boemia, i taboriti diedero un'interpretazione apocalittica dello scontro in corso, come della battaglia finale tra gli eletti di Cristo e l'esercito dell'Anticristo, che precede il loro regno terreno di mille anni. Comunque, oltre alla superiorità psicologica, giocò a favore dei Taboriti la tattica militare adottata da Zízka: una prima linea di contadini dietro una fila di carri, e poi una riserva per il contrattacco formata da contadini e cittadini. I cannoni poi erano montati su carri speciali facilmente spostabili dalla cavalleria.
Fu così che alla prima battaglia sulla collina di Vítkov presso Praga, il 14 luglio del 1420, l'esercito dei crociati forte di 80.000 uomini fu sconfitto dai Taboriti, che erano quattro o cinque volte inferiori.(18)
Dopo la vittoria, i Taboriti sperarono che gli Hussiti di Praga accettassero le riforme radicali da loro elaborate, e in parte attuate nelle comunità: abolizione di ogni imposta, tributo e affitto, abolizione della proprietà privata, annullamento di ogni autorità. Anche perché: "Nelle calamità ora abbattutesi sulla Boemia i chiliasti taboriti riconobbero le 'sventure messianiche' così lungamente attese; e la convinzione diede loro nuovo fervore [...] Nessuna pietà, a loro avviso, bisognava mostrare verso i peccatori, perché tutti i peccatori erano nemici di Cristo. [...] I predicatori stessi partecipavano avidamente alle uccisioni [...] I più estremisti fra i taboristi si spinsero addirittura più in là sostenendo che chiunque non si univa ad essi nel 'liberare la verità' e distruggere i peccatori era membro delle milizie di Satana e dell'Anticristo e, in quanto tale, meritava soltanto l'eliminazione".(19)
Questo sterminio doveva spianare la strada al ritorno di Cristo in terra e dare inizio al suo regno millenario durante il quale: "Nessuno avrebbe provato bisogno fisico o sofferenza; le donne avrebbero partorito senza dolore; malattie e morte sarebbero state sconosciute".(20)
Molti contadini furono affascinati da questo mito e alcuni di essi vendettero i loro beni per unirsi ai Taboriti: "Essi ruppero completamente con la loro vita passata, arrivando spesso a bruciare le loro fattorie. Molti si unirono alle armate Taborite conducendo, da guerrieri di Cristo nomadi e squattrinati quali erano, una vita stranamente simile a quella della plebes pauperum delle crociate".(21) Ma ben presto i taboriti per riuscire a mantenere le loro armate furono costretti a esigere tributi dagli stessi contadini: "angariano la gente comune dei dintorni in maniera assolutamente inumana, la opprimono al pari di tiranni e pagani, e senza pietà estorcono tributi persino dai credenti più sinceri [...] La situazione di questi contadini, presi in mezzo fra le opposte armate, fu invero disastrosa. Perché le fortune della guerra furono alterne, a favore ora di una parte, ora dell'altra, essi dovettero pagare tributi ora ai taboriti e ora ai vecchi signori feudali. Per giunta furono costantemente soggetti al castigo di entrambe le fazioni per aver collaborato (sia pure involontariamente) col nemico".(22)
Le pretese estremiste dei Taboriti suscitarono la reazione dello stesso Zízka, e a partire dall'aprile del 1421, vennero eliminati i più vecchi e radicali dirigenti della rivoluzione taborita. Continuarono invece le vittorie dei Taboriti contro i crociati e gli attacchi dei vari re cattolici dei paesi confinanti che cercavano di annettersi parti del territorio boemo. Anche dopo la morte di Zízka, avvenuta nell'ottobre del 1424, le armate taborite continuarono ad applicare la tattica attuata dal grande condottiero. Così durante la quinta e ultima crociata, nell'agosto del 1431, i crociati, atterriti dai canti dei Taboriti e dalla massa dei carri schierati in difesa di Domazliche, fuggirono lasciando alle proprie spalle 3700 veicoli carichi di rifornimenti e relativamente pochi morti: fu abbandonato anche il carro del cardinal Giuliano Cesarini con i suoi paramenti, la mitra e il crocefisso.(23)
Vista l'impossibilità di vincere i Taboriti, il papa trattò con una loro delegazione, di cui faceva parte anche Pietro Payne, un Lollardo inglese, durante il Concilio di Basilea nel gennaio del 1433.
Durante la discussione i cattolici riuscirono a dividere gli Hussiti moderati dai Taboriti, che pochi mesi dopo furono sconfitti nella battaglia di Lipany. Dopo questa sconfitta i Taboriti persero gradualmente influenza finché il 1° settembre del 1452 cadde anche la città di Tabor. Invece gli Hussiti moderati riuscirono a ottenere una legittimazione con la pace di Jihlava, firmata nel 1436, che rappresentò anche una prima affermazione della riforma della Chiesa cattolica in Europa.
Ma intanto i contadini boemi: "erano stati ridotti a uno stato di tale povertà e impotenza da essere totalmente incapaci di difendersi da una nobiltà diventata più forte che mai. Si poté così loro imporre abbastanza facilmente una servitù estremamente gravosa".(24)
Quando erano al massimo della loro potenza i taboriti seminarono il terrore anche in altri paesi: "Materiale di propaganda taborita auspicante l'eliminazione della nobiltà, oltreché del clero, penetrò in Francia e persino in Spagna; e trovò parecchi lettori simpatizzanti. Quando i contadini in Borgogna e intorno a Lione insorsero contro i loro signori ecclesiastici e secolari, il clero francese attribuì subito le rivolte all'influsso degli opuscoli taboriti...".(25)
Ma fu in Germania che i taboriti ebbero maggior influenza anche perché le loro armate giunsero fino a Bamberg, Lipsia e Norimberga: "Quando a Magonza, Brema, Costanza, Weimar e Stettino le gilde insorsero contro i patrizi, si diede la colpa dei disordini ai taboriti. Nel 1431 i patrizi di Ulm invitarono le città loro alleate a unirsi ad essi in una nuova crociata contro la Boemia Hussita".(26)
Negli anni successivi si verificarono in Germania altri episodi di millenarismo apocalittico che coinvolsero comunità contadine. Così nel 1476 a Niklaushausen, vicino a Würzburg, nacque un nuovo movimento millenaristico intorno al giovane pastore Hans Böhm, forse di origine boema. Questi, soprannominato il Tamburino o il Pifferaio perché suonava questi strumenti, durante la quaresima, avendo sentito parlare delle prediche del francescano Giovanni di Capistrano, che una generazione prima aveva invitato al pentimento e a bruciare dadi e carte da gioco, bruciò il suo tamburo e cominciò a predicare. Il giovane disse che la Madonna gli aveva annunciato l'avvicinarsi del giorno della resa dei conti in cui sarebbero stati sterminati tutti gli ecclesiastici. Dopo questa strage si sarebbe instaurato sulla terra il regno millenario in cui: "Prìncipi, ecclesiastici e laici indistintamente, e conti e cavalieri dovrebbero possedere quanto la gente comune, allora ognuno avrebbe abbastanza. Deve venire il momento in cui prìncipi e signori lavoreranno per il loro pane quotidiano".(27)
Comunque, ancora una volta, il mito apocalittico fece effetto e migliaia di contadini, da tutte le parti della Germania, si recarono in pellegrinaggio per sentire il 'Santo Giovane', per assistere ai suoi miracoli e per impossessarsi di qualche reliquia. Inoltre egli invitava i suoi ascoltatori a non pagare più le imposte e le decime, e questo discorso non poteva non piacere alla gente che accorreva sempre più numerosa: secondo i cronisti dell'epoca, 30, 40 o addirittura 70 mila persone per volta. Finché il 7 luglio, alla fine della predica, egli rivelò un suo progetto di insurrezione: "E ora andate e ponderate che cosa vi ha annunziato la santissima Madre di Dio. Sabato prossimo lasciate a casa le donne, i fanciulli e i vecchi e ritornate a Niklashausen, voi uomini, il giorno di Santa Margherita che è sabato prossimo. E portate con voi fratelli ed amici quanti più potete. Ma non venite col vostro bastone di pellegrini. Venite armati. In una mano il cero, nell'altra la spada o la picca o l'alabarda. E la santa vergine vi annunzierà che cosa vuole che voi facciate".(28)
Ma, durante la notte precedente la data fissata, i cavalieri del vescovo di Würzburg catturarono il profeta e lo rinchiusero nelle prigioni del castello. Il giorno dopo, sabato 12 luglio, giunsero a Niklashausen 35 mila uomini armati, pronti a seguire gli ordini della Madonna, ma, saputa la notizia dell'arresto di Böhm, molti se ne tornarono a casa. Ma Knuz di Thunfeld e suo figlio, i due cavalieri che dovevano guidare la rivolta, riuscirono a trattenere circa 16.000 uomini armati e a trascinarli davanti al castello del vescovo. Questi, dopo aver finto di trattare, li fece attaccare dai suoi cavalieri che li dispersero. Due dei prigionieri furono decapitati mentre il Tamburino Böhm morì sul rogo cantando gli inni alla Vergine.
Negli anni successivi la repressione del movimento di Niklashausen, una calma apparente si impadronì della Germania, ma continuarono a circolare nei suoi villaggi e nelle città opuscoli millenaristici. Uno di questi, la Riforma di Sigismondo, un'opera taborita di quarant'anni prima, venne ristampata più volte: nel 1480, 1484, 1490 e nel 1494. Anche un altro libello, il Libro dei Cento Capitoli, scritto all'inizio del nuovo secolo dal Rivoluzionario dell'Alto Reno, ebbe una particolare diffusione. Ancora una volta veniva preannunciata la battaglia finale tra le schiere di Cristo e quelle dell'Anticristo e poi l'avvento del regno millenario in cui tutti gli uomini avrebbero posseduto come fratelli le cose in comune. In seguito a questa propaganda millenaristica, e in connessione con le eterne ragioni di malcontento dei lavoratori agricoli, scoppiarono in tutte le parti della Germania, tra la fine del '400 e i primi venti anni del '500, moltissime insurrezioni contadine. Il movimento prese il nome di Bundschuh, lo scarpone dei contadini, che campeggiava sul loro vessillo con la scritta 'Nient'altro che la giustizia di Dio'.(29) La maggior parte delle rivendicazioni di questo movimento aveva a che fare con le tristi condizioni del lavoro agricolo, ma vi aderirono anche rappresentanti di altri ceti sociali: cavalieri, preti, borghesi, plebei e lanzichenecchi disoccupati. Non mancò l'adesione della variopinta folla degli accattoni e dei vagabondi: "C'erano fra di loro figure originalissime: uno andava in giro con una fanciulla e, prendendo a pretesto i piedi piagati, chiedeva l'elemosina. Portava sul cappello più di otto insegne: i quattordici salvatori, S. Ottilia, la Madonna e così via, e aggiungeva a questo una lunga barba rossa e un bastone nodoso con un pugnale e un pungiglione. Un altro, che questuava in nome di s. Valentino, andava vendendo droghe e semi vermifughi, portava un vestito color ferro con, attaccatovi, il bambino di Trento, una daga al fianco e molti coltelli, oltre ad un pugnale nella cintura".(30) Questi re dei mendicanti ebbero anche la funzione di messaggeri insospettabili del movimento.
Così il movimento clandestino del Bundschuh nel 1505 riuscì a organizzare un complotto di circa 7.000 contadini della diocesi di Spira, il cui programma era: "non devono più essere pagati balzelli, decime, imposte o dogane, né ai prìncipi, né alla nobiltà, né ai preti. La servitù della gleba deve essere abolita. I beni conventuali e gli altri beni ecclesiastici devono essere incamerati e distribuiti al popolo".(31) Ma il complotto venne scoperto e la resistenza delle bande contadine finì nel sangue o nella fuga. Così il capo del movimento Joss Fritz riuscì a organizzare delle nuove cospirazioni pochi anni dopo: "Entrambe queste cospirazioni vennero alla luce del giorno a breve intervallo di tempo l'una dall'altra negli anni 1513-1515, anni agitati, nei quali, contemporanea-mente, i contadini svizzeri, ungheresi e sloveni, fecero una serie di insurrezioni".(32)
In Ungheria ad esempio si giunse a una vera guerra di contadini ai quali era stata promessa la libertà se si arruolavano in una crociata contro i turchi. Vennero così armati circa 60.000 contadini, e quando la crociata sfumò per l'opposizione dei nobili: "Lorenzo e Barnaba, con i loro discorsi rivoluzionari fomentarono sempre più fortemente nell'esercito l'odio contro la nobiltà [...] L'esercito crociato divenne un'armata rivoluzionaria ...".(33) Dopo aver assalito e incendiato diversi castelli dei dintorni l'esercito dei contadini si divise in cinque colonne che marciarono in varie direzioni, ma vennero affrontate e sconfitte una ad una: "I contadini furono assaliti e sgominati da Zápolya e lo stesso Dózsa, fatto prigioniero, fu arrostito su un trono rovente e mangiato dai suoi stessi seguaci, che, solo a questa condizione, poterono aver salva la vita. I contadini che erano stati sgominati [...] furono impalati o impiccati. I cadaveri dei contadini pendevano a migliaia dalle forche lungo le strade o alle porte dei villaggi incendiati. Circa 60.000 caddero o furono massacrati".(34)
Un andamento diverso ebbe la 'guerra dei contadini' in Germania nel 1525 anche se gli esiti furono ancor più cruenti. Tutto cominciò con la stesura delle rivendicazioni dei contadini dell'Alta Svevia sotto forma di 'Dodici Articoli', dei quali furono stampate e distribuite 25.000 copie. In esse venivano elencati i reclami dei contadini e dei servi "contro le proprie autorità ecclesiastiche e mondane": il diritto all'elezione dei parroci; l'abolizione della piccola decima mentre quella grande andava ridistribuita alla comunità; l'abolizione della proprietà sulle persone; libertà di caccia e pesca; possibilità di far legna nei boschi; riduzione dei servizi per i signori; rispetto delle concessioni; riduzione dei censi; definizione dei 'reati gravi'; restituzione delle proprietà comuni; abolizione del diritto di decurtare il patrimonio del contadino alla sua morte, le relazioni tra contadini e padroni dovevano comunque ispirarsi alle Scritture.
Le rivendicazioni riflettevano la crisi agraria del Tardo Medioevo che da un lato vedeva la crescita della popolazione contadina e dall'altro lo strapotere della classe feudale che riducevano di molto il reddito dei contadini. Anche le terre in possesso dei contadini erano variabili da zona a zona "33% dei poderi nella zona di Tettnangen, al 44% nel distretto di Mindelheim, e variava tra il 60% e il 70% in Algoria"(35), la parte del prodotto che finiva nelle mani dei signori era cospicua: "l'ammontare medio era pari al 30% del raccolto".(36) Se questa era la condizione media dei contadini in certe zone essa era notevolmente peggiore: "Nella Franconia invece, il peso dei tributi era preponderante: quelli di signoria terriera e territoriale oltrepassavano ogni limite di tolleranza, fagocitando, da soli, circa la metà del reddito della popolazione [...] Nei pochissimi casi in cui la situazione non era ancora giunta a questi estremi [...] una figura rivoluzionaria carismatica come quella di Thomas Münzer bastò da sola a colmare le distanze".(37) I Dodici articoli facevano appello alle Scritture per veder accettate le rivendicazioni dei contadini, ma ancora una volta la speranza di una spontanea applicazione della legge divina in terra dovette scontrarsi con lo spirito di conservazione del potere da parte di coloro che lo detenevano, anche di quelli, il clero, che dicevano essere rappresentanti di Dio in terra. Fu così che le previsioni apocalittiche sulla necessità della battaglia finale prima dell'instaurazione del regno millenario tornarono a far proseliti e a eccitare alla violenza rivoluzionaria. La più alta espressione di questi sentimenti venne data da Thomas Münzer (o Müntzer), un teologo protestante, che da alcuni anni aveva rilanciato il millenarismo apocalittico con le sue prediche e i suoi opuscoli.
Dopo varie peregrinazioni in Germania, Münzer si recò a Praga e quasi per riallacciarsi idealmente al millenarismo taborita stilò un manifesto dedicato all' 'inclito lottatore Jan Hus'. In questo 'Manifesto' Münzer enunciò in maniera esplicita il proprio millenarismo, affermando che proprio in terra boema sarebbe nata la "nuova chiesa apostolica che si estenderà poi in ogni luogo". Dopo aver aspramente criticato il clero per aver distorto la parola di Dio, disse di loro: "Chi, tra i mortali, direbbe che sono i retti servitori di Dio per testimoniare la parola divina? Ovvero chi direbbe che sono i coraggiosi dispensatori della multiforme grazia di Dio? Forse perché sono stati unti da quello storpio del papa con l'olio di malvagità (Salmo 141,5) che scorre da capo a piedi per inquinare e avvelenare la chiesa universale? È presto detto, sono creature del diavolo, il quale ha corrotto completamente i loro cuori [...] Perciò sono consacrati al diavolo, il loro vero padre, che, assieme ad essi, non vuole udire la vera e viva parola di Dio”.(38)
Tutto questo era successo perché “il popolo ha tralasciato di curare l’elezione dei preti”, ma presto tutto ciò sarebbe finito perché stava per venire il momento in cui il Signore avrebbe diviso il grano dalla zizzania: “Ma ecco il tempo della messe è giunto! Dio stesso mi ha spinto nella sua messe e io ho affilato la mia falce: che i miei pensieri siano del continuo secondo verità, che le mie labbra e pelle e mani e testa, corpo e anima detestino gli increduli”.(39) Münzer chiudeva il suo appello alla popolazione boema a insorgere contro la corruzione della Chiesa con una profezia: “Ma chi disprezzerà la mia esortazione è dato già ora nelle mani del turco. L’Anticristo in persona, l’avversario di Cristo, regnerà come fuoco che divampa lestamente: ma tosto quegli darà il regno di questo mondo ai suoi eletti in saecula saeculorum".(40)
Ma nonostante le sue imprecazioni, le condanne e le profezie, le sue parole non ebbero un vasto seguito in Boemia ed egli dovette lasciare anche questo paese. Dopo varie peregrinazioni in Germania, sempre predicando l'imminente Millennio, nel marzo del 1523 venne eletto pastore di Allstedt, una piccola città della Sassonia, unica roccaforte protestante tra le contee cattoliche di Mansfeld e della Turingia settentrionale. Münzer cominciò subito a manifestare le sue idee rivoluzionarie, ma prima ancora si preoccupò di avere un più vasto seguito introducendo la lingua tedesca nella liturgia: "è impossibile sopportare più a lungo che si attribuisca alle parole latine una forza particolare, come fanno gli stregoni, e che il popolo esca di chiesa più ignorante di quando vi è entrato... È mia ferma intenzione venire in aiuto alla povera e decaduta cristianità affinché possa vedere, udire e comprendere che quei disperati e scellerati papisti le hanno rubato la sacra Scrittura".(41)
L'esigenza di introdurre la lingua nazionale nella liturgia religiosa era stata posta per primo da Wyclif e poi da Hus, ma solo dopo il pronunciamento di Münzer, Lutero si decise in questo senso: sempre meglio della Chiesa cattolica che aspetterà altri quattro secoli e mezzo prima di decidersi.
Certamente l'innovazione favorì la conoscenza delle Scritture tra la popolazione, e furono particolarmente sensibili al messaggio millenaristico, oltre agli artigiani di Allsteds, i contadini e i minatori del circondario. Münzer si diede poi un'organizzazione ristretta per la diffusione del messaggio rivoluzionario e per l'azione: la 'Lega degli Eletti' a cui aderirono circa 500 persone. Nel febbraio del 1525, mentre cominciava a divampare la &'guerra dei contadini', egli ritornò a Mühlhausen dove il popolo era nuovamente insorto. In questa città Münzer cominciò a sperimentare il nuovo ordine: venne costituito un 'Consiglio perpetuo', si fecero prove di collettivizzazione di beni di consumo, ogni carica era elettiva e revocabile e si fecero anche piani di difesa militare. Il predicatore rivoluzionario si dedicò particolarmente a organizzare militarmente i suoi fedeli e cercò di estendere la sua organizzazione anche in altri centri della Turingia, dell'Harz e dell'Assia.
Certamente nei mesi successivi la rivolta divampò in tutta la regione: "la cosa cresce rapidamente e la plebe è in rivolta contro i signori e intende distruggere i conventi. Dappertutto nei dintorni i signori rifiutano di proteggere i conventi. Ovunque regna sovversione e distruzione. Quelli di Framkenhausen e Sondersgausen si sono rivoltati contro i loro signori, hanno distrutto i conventi... E la stessa musica è anche a Nordhausen, Stolverg, Schwartzburg. Il popolo è tutto pronto per la rivolta; non vi è possibilità di fermarlo. [...] Il Dottor Lutero è stato nella regione di Mansfeld, ma non è in grado di arrestare la rivolta, le bande dilagano da Sangherhausen verso le terre del duca Giorgio. Cosa accadrà lo sa solo Dio".(42)
Mentre dunque Lutero cercava di arginare la rivolta, Münzer faceva di tutto per estenderla, anche se non si può certo attribuire tutto il successo alla sua predicazione e a quella dei suoi amici Anabattisti rivoluzionari. Lutero d'altra parte incitò i prìncipi al massacro dei contadini: "Scanni, ammazzi, strangoli chi lo può. E se ci rimetti la vita, buon per te, non potrebbe giungerti morte più beata. Sono tempi stupefacenti questi, in cui un prìncipe può guadagnarsi il cielo spargendo sangue meglio che altri pregando".(43)
Nell'aprile di quell'anno di rivolta, quando ormai la reazione dei prìncipi stava per avere la meglio sui rivoltosi, Münzer lanciò un appello ai cittadini di Allstedt, esempio formidabile del suo tipo di propaganda: "Sù, iniziate, combattete la battaglia del Signore. È il tempo giusto. Sostenete tutti i fratelli affinché non scherniscano la testimonianza divina, altrimenti andranno tutti in rovina. Germania, Francia, Italia sono deste. A Fulda durante la settimana di Pasqua sono state distrutte quattro chiese. I contadini di Klettgau e Hegau, nella Foresta Nera, sono insorti forti di tremila uomini e più passa il tempo e più il gruppo diviene numeroso [...] Sù, sù, sù finché il fuoco arde. Non lasciate raffreddare la vostra spada, non vi infiacchite. Battete, pink, pank, pink pank sull'incudine di Nembrod, buttate giù la loro torre! Finché essi vivono non è possibile che vi liberiate del timore umano. Non vi si può parlare di Dio finché essi signoreggiano su di voi. Sù, sù, sù mentre la luce vi accompagna, Dio, vi precede, seguite, seguite!".(44)
Ma la situazione era ormai disperata; le truppe fedeli a Münzer erano asserragliate a Frankenhausen, mentre contro di loro si dirigeva l'esercito dei prìncipi dopo aver sedato la rivolta in tutta la regione. Il 15 maggio si arrivò alla battaglia finale che non poteva avere che un risultato sfavorevole ai rivoltosi: a loro favore giocava l'entusiasmo millenaristico, ma contro avevano la cavalleria e l'artiglieria dei prìncipi. Venne fatta una strage: 5000 rivoltosi furono sterminati sul campo di battaglia, altri mille furono uccisi nella città espugnata e Münzer fu catturato. Dopo essere stato torturato per alcuni giorni, il 27 maggio Münzer venne decapitato.
Durante la 'guerra dei contadini' in Germania, Austria,Tirolo, Alsazia e Lorena vennero uccisi circa 100 mila uomini, in battaglia o sulla forca.(45)
Dato il basso livello tecnologico della società tedesca del '500, e il numero degli abitanti di molto inferiore a quello di quattrocento anni dopo, si può considerare lo sterminio dei centomila contadini come un primo olocausto.
1. N. COHN, op.cit., p. 255.

2. J. MACEK, Jean Hus, Plon, Paris, 1973, p. 20.

3. N. COHN, op.cit., p. 254.

4. J. MACEK, op.cit., p. 24.

5. MOLNAR A., Jan Hus, Torino 1973, p. 17.

6. R.R. BETTS, Essays in Czech History, London 1969, p. 159.

7. MOLNAR A., op.cit., p. 19.

8. Ivi, p. 119.

9. Ivi, p. 20.

10. Ivi, p. 33.

11. N. COHN, op.cit., p. 254.

12. MOLNAR A., op.cit., p. 147.

13. N. COHN, op.cit., p. 252.

14. Ivi, p. 255.

15. Lorenzo di BREZOVÁ, Cronaca hussita, in A.MOLNAR, I taboriti, Torino 1986, p. 62.

16. J. MACEK, op.cit., p. 116-7.

17. N. COHN, op.cit., p. 255.

18. F. HEYMANN, John Zizka, and the Hussite Revolution, Princeton 1955, p. 137.

19. N. COHN, op.cit., p. 257.

20. Ivi, p. 258.

21. Ivi, p. 261.

22. Ivi, p. 263.

23. F. M. BARTOS, The hussite Revolution 1424-1437, New York 1986, pp. 69-70.

24. N. COHN, op.cit., p. 263.

25. Ivi, p. 267.

26. Ibidem.

27. Ivi, p. 277.

28. Citato in F.ENGELS, La guerra dei contadini in Germania, Roma 1949, p. 75.

29. Ivi, p. 78.

30. Ivi, p. 80.

31. Ivi, p. 78.

32. Ivi, p. 79.

33. Ivi, p. 87.

34. Ivi, p. 89.

35. P. BLICKLE, La riforma luterana e la guerra dei contadini, Il Mulino, 1983, p. 67.

36. Ivi, p. 70.

37. Ivi, p. 171.

38. T. Münzer, Manifesto di Praga, in Thomas Münzer, scritti politici, a cura di E. Campi, Torino 1972, pp. 77-78.

39. Ivi, p. 86.

40. Ivi, p. 87.

41. Ivi, p. 30.

42. Ivi, p. 140.

43. Citato in E. BLOCH, Thomas Münzer teologo della rivoluzione, Feltrinelli 1980, p. 107.

44. Ivi, pp. 219-21.

45. P. BLICKLE, op.cit., p. 287.







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