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Resistenza addio Autore: RomoloGobbi | Data: 03/02/2008 23.44.21
In questi giorni ha suscitato grande scandalo l'assenza di ogni riferimento alla Resistenza e all'anti-fascismo nella bozza di statuto e nel codice etico del PD. Alte si sono levate le grida dei figli della Resistenza, dei professori ordinari saliti in cattedra con l'appoggio dei 60 Istituti Storici delle Resistenza, disseminati in Italia. Una organizzazione così estesa e capillare è insorta per difendere i grossi finanziamenti e il monopolio nazionale dei corsi di aggiornamento per i professori di storia delle scuole medie. Si vede che nonostante il loro sforzo immane i valori della Resistenza non hanno attecchito a sufficienza nemmeno tra gli altri figli della Resistenza, che monopolizzano i partiti di sinistra.
Ma il difetto era già nello stesso mito della Resistenza, creato alla fine della seconda guerra mondiale per cercare di ricostruire un'identità nazionale dopo il ventennio fascista e assolvere gli italiani dal senso di colpa per essere stati in grande maggioranza fascisti e per aver fatto la guerra a fianco dei nazisti. Il primo limite del mito resistenziale consiste proprio nella mancata esistenza del fenomeno in buona parte dell'Italia del Sud: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e parte della Campania vennero quasi subito occupate dagli eserciti Alleati. Inoltre, anche nelle regioni nelle quali si verificarono episodi di guerriglia contro i nazisti le gesta eroiche furono molto inferiori a quelle decantate dagli storici. La lotta armata non cominciò dopo l'8 settembre del 1943, ma solo nell'aprile del 1944, quando il governo Mussolini ordinò una leva obbligatoria dei giovani ventenni, che in gran numero preferirono disertare. Così non vi fu continuità del fenomeno perché nell'inverno '44 -'45 la maggior parte dei partigiani tornò a casa o si nascose; invece, al momento della liberazione il numero dei partigiani si gonfiò a dismisura. Per di più, la liberazione avvenne dopo che i tedeschi si erano ritirati, secondo gli accordi segreti tra il comandante delle SS in Italia, generale Wolff, e il rappresentante dei servizi segreti americani, Allen Dulles.
Inoltre, il mito resistenziale ha nascosto delle verità discordanti: ad esempio, gli storici della Resistenza non hanno mai detto che il primo nucleo della Guardia Nazionale della Repubblica Fascista fu costituito dall'intero corpo dei Reali Carabinieri, che, su ordine del loro comandante, si misero a disposizione del governo fascista. Gli storici anti-fascisti ci hanno anche nascosto che al momento della ricostituzione dell'esercito, nella primavera del 1944, vennero richiamati gli ufficiali dell'esercito italiano, che erano scomparsi l'8 settembre (forse su ordine del rinascente partito fascista), si presentarono in massa, oltre 60.000, praticamente tutto il corpo ufficiali che si trovava nella zona occupata dai tedeschi. Così come ci hanno nascosto che anche nel Regno del Sud gli Alleati tentarono di arruolare giovani italiani per combattere contro i tedeschi, ma la maggior parte di essi si rifiutò e vi furono anche manifestazioni contro l'arruolamento.
Dunque, il mito della Resistenza non ha mai riunificato l'Italia, anche perché la prima unificazione, fatta dai Savoia, non aveva mai convinto gli italiani del Sud. Quanto all'inutilità di mantenere questo mito, bisogna ricordare che , nella misura in cui si verificò, fu un classico episodio di guerriglia contro degli occupanti, ma oggi l'Italia non corre alcun pericolo di essere aggredita da eserciti stranieri, mentre invece viene sistematicamente invasa da milioni di immigranti, nei cui confronti non possono certo essere usati i metodi e i valori della Resistenza.

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