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Anonimo
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Evoluzione e Rivoluzione Autore: RomoloGobbi | Data: 03/02/2008 23.26.54
Un'alta percentuale degli americani crede nella creazione divina dell'universo, della terra e dell'uomo. E' però altrettanto anacronistico combattere quest'idea con affermazioni come questa: "Chi vorrebbe insegnare nelle scuole il teorema del 'disegno intelligente' ha in mente una società anti-moderna, condizionata da valori religiosi pervasivi e dogmatici". Combattere oggi una battaglia contro il tradizionalismo religioso cristiano è inutile, anzi pericoloso, perché può essere interpretato come un attacco all'Islam, il più importante difensore del tradizionalismo religioso contro la civiltà materialista globale. Dire: "Chi si scaglia contro Darwin non lo fa per amore della verità" è anacronistico e deviante, visto che esiste ormai da anni una convergenza critica da parte di biologi, fisici e chimici moderni verso la teoria di Darwin: "In fin dei conti l'evoluzione rimane un enigma pressappoco quanto lo fu prima che Darwin avanzasse la sua tesi".
Certamente io non sono in grado di entrare nel merito delle critiche al darwinismo, ma come storico non posso non notare come la teoria darwiniana della selezione naturale sia stata usata per giustificare ideologicamente le crudezze dell'industrializzazione: la libera concorrenza selezionava i più forti. Non a caso negli stessi anni Karl Marx scrisse il suo "Capitale", la bibbia della rivoluzione, mettendo in luce i misfatti dell'industrializzazione. Ancora oggi l'ideologia della selezione naturale serve a giustificare i misfatti della globalizzazione, dai licenziamenti in massa nell'occidente industrializzato, alla distruzione delle condizioni di vita nei paesi in via di industrializzazione.
L'ideologia dell'evoluzione ha provocato danni ancora più gravi, instillando nella cultura l'idea che l'umanità stia continuando ad evolversi verso un mondo migliore.
Anche una superficiale osservazione ci porta a costatazioni diametralmente opposte: accanto o in conseguenza di un certo progresso scientifico, si verifica un peggioramento sistematico delle condizioni di vita della maggior parte della popolazione. Anche il mondo politico subisce un sistematico peggioramento: la democrazia che si vuole imporre a tutto il mondo si sta deteriorando a vista d'occhio. Contro tutti i principi della democrazia, i rappresentanti politici sono praticamente inamovibili: l'unico movimento si registra nel passaggio da un partito all'altro o da una carica all'altra. Anche il paladino della democrazia, gli Stati Uniti, disposto a combattere guerre sante per la democrazia, vede un limitato ricambio dei personaggi politici: ad ogni elezione l'80% degli eletti è riciclato.
Pensare di porre rimedio ad una involuzione di tale portata con un'evoluzione graduale è gravemente ottimistico. Solo una rottura del sistema globale può fermarne la deriva catastrofica. Parlare di un governo globale significa rivoluzionare l'esistente: l'ONU è solo formalmente un governo globale; si tratta di riformarlo in modo che le sue decisioni siano vincolanti e possano essere fatte rispettare con un esercito proprio. Accanto a questa riforma rivoluzionaria, deve prendere vita una rivoluzione culturale della popolazione, che porti alla riduzione dei consumi ed all'eliminazione degli sprechi. Non si risolvono i problemi delle montagne di rifiuti prodotti in tutto il mondo con nuove discariche o con inceneritori puliti; bisogna ridurre la produzione dei rifiuti. Nella discarica del Cairo vive un milione di egiziani, riciclando i poveri rifiuti degli altri otto milioni di abitanti della capitale egiziana, anche ricorrendo all'allevamento dei maiali, in una terra prevalentemente mussulmana. Nelle discariche di New York e di Los Angeles sono occupate enormi macchine e una quantità considerevole di persone che selezionano a mano i rifiuti, anche se non ci vivono in mezzo.
La decisione recente del governo cinese di eliminare la produzione di sacchetti di plastica, risparmiando così enormi quantità di petrolio, è un esempio di come si possa razionalmente attenuare, se non eliminare, il problema dei rifiuti.
L'umanità dovrà dunque affrontare una lunga marcia di rinunce se vorrà sopravvivere come specie.

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