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Anonimo
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Il complesso del '68, ovvero, '68 e complessità Autore: RomoloGobbi | Data: 11/01/2008 0.15.54
Da alcuni mesi è ricominciato il dibattito sul '68. In particolare, sul sito di Panorama si sono confrontati i nostalgici del '68 (pochi) e i molti detrattori. Si potrebbe dire che questo dibattito non aggiunge nulla alla conoscenza di quel periodo storico, e proprio per questo mi sento impegnato a riprendere la mia interpretazione, contenuta nel libro: "Il '68 alla rovescia".
Innanzitutto, il metodo; quel libro era il risultato di una ricerca, durata due anni, sui protagonisti del movimento studentesco italiano. Avendo in mano il mandato di comparizione che il Procuratore della Repubblica di Torino, n° 505/68, che incriminava 487 studenti dell'Università di Torino per le varie occupazioni delle sedi universitarie, organizzai dei seminari di storia negli anni 1987 e 1988, durante i quali scatenai circa 300 studenti a ricercare e intervistare gli "incriminati" a distanza di circa 20 anni dagli avvenimenti. L'ipotesi di ricerca era trovare i ricordi festosi nella memoria dei protagonisti, ovvero se in qualche occasione o durante tutto il movimento si fossero divertiti.
Questa ipotesi nasceva dalla conoscenza storica del movimento, ma anche dalla conoscenza dei movimenti giovanili del passato e attingeva dalle analisi antropologiche le costanti del comportamento giovanile e la nozione di "rito di iniziazione", praticato da tutti i popoli della terra. Dall'antropologia culturale prendemmo anche il concetto di festa come trasgressione, come catarsi benefica per la società, come restaurazione periodica delle regole che governavano le varie società. La lezione che apprendemmo dalle società antiche fu che esse regolarmente festeggiavano il rovesciamento dei ruoli sociali, in uno o più giorni dell'anno, per riaffermare la validità delle regole che valevano per il resto dell'anno. Durante i Saturnali a Roma i patrizi offrivano banchetti ai plebei e li servivano a tavola. Il carnevale, in epoche successive, offriva un periodo di sovvertimento delle regole e della società costituita; si faceva e si fa un re del carnevale, che comanda sulla testa. La storia antica offriva anche un altro esempio di festa trasgressiva, quella dei riti di iniziazione dei giovani. Le ultime vestigia sono le feste dei coscritti nei paesi italiani, ma queste erano la premessa della vera iniziazione, la guerra. Presso i popoli pacifici l'iniziazione all'età adulta avveniva con riti meno cruenti. I giovani masai, ad esempio, con i capelli lunghi, si dipingevano di fango e colori, per poi passare la notte nella foresta. Il giorno successivo ne uscivano in branco e invadevano il villaggio, entravano in tutte le capanne e prendevano ciò che volevano, comprese le donne sposate. Ma il giorno successivo venivano tagliati loro i capelli e diventavano adulti.
Portavano i capelli lunghi anche i giovani Bohemiens: "Per i giovani stessi la boheme era una specie di prolungato carnevale, in fuga dai ruoli del mondo reale (adulto), al quale la maggior parte sapeva infine di doversi adattare".
Dopo il movimento bohemien, nato dalla delusione per il fallimento della rivoluzione del 1830, un altro esempio di ribellione giovanile si materializzò nei moti del 1848 in molti paesi europei. Dal 17 marzo 1848, dopo la notizia della rivoluzione di Vienna, si verificarono insurrezioni a Venezia, a Milano, Parma, Piacenza, Modena, Reggio, Brescia, Roma e anche a Parigi, Berlino, Praga, Budapest. Nessuno organizzò i moti del 1848, eppure dilagarono per simpatia o emulazione tra i giovani di quasi tutta Europa. Anzi, lo stesso Marx, che in quell''anno scrisse il manifesto del partito comunista, teorizzando la rivoluzione proletaria, fu sorpreso dalla rivoluzione dei giovani borghesi.
Anche nel '68 il movimento venne innescato dagli studenti americani che manifestavano contro la guerra in Vietnam e poi si trasmise per simpatia ai giovani studenti di tutto il mondo: dalla Francia , al Giappone, alla Germania, alla Cecoslovacchia, alla Jugoslavia, all'Algeria ed all'Italia. Dietro questa espansione non vi era nessuna organizzazione, tanto meno comunista; infatti alcuni paesi comunisti ne furono coinvolti, si trattò invece di una manifestazione spontanea dei giovani contro le regole della società adulta. Dunque, i giovani sessantottini italiani non furono l'espressione di un complotto internazionale, ma l'emergere di una tendenza insita nella specie umana che per la sua evoluzione ha bisogno di periodiche rotture.
Che la società italiana sia riuscita a metabolizzare il cambiamento solo in parte è evidente, così come è chiaro che coloro che si illusero di cambiare radicalmente la società erano dei sognatori. Se tutto questo abbia danneggiato la società italiana è una domanda inutile, come sarebbe inutile chiedere se le guerre di indipendenza o quelle mondiali siano state solo positive o solo negative per il paese.
Bisogna dunque concludere che il cambiamento sociale procede per rotture, mentre la continuità porta all'estinzione.


Commenti:

operaismo edmond dantes
come mai un sito da te curato non apre nessuna riflessione circa l'operaismo dei quaderni rossi e l'incredibile ventata innovativa sia sul piano teorico politico che su quello filosofico di cui si e reso ispiratore ?




Stima civis
Più che un commento , la mia nota è informativa. Innanzitutto esprimo la mia stima. Sono entrato per la prima volta nel sito , perchè alla ricerca di una recensione sul suo testo sul '68, che volevo acquistare, ma è fuori catalogo. Dalla breve esposizione che ho letto qui in alto, credo che si tratti di un'interpretazione inanzitutto legittima e fondata. Esprimo un personale apprezzamento , contro ogni visione mitica, e cioè astorica del '68 come di ogni altro evento storico .Sono un docente di liceo che allora frequentava il primo anno di Università a Napoli, alla Facoltà di Filosofia.










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