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Popolazione Autore: RomoloGobbi | Data: 29/12/2007 14.28.20
La specie umana ha elaborato il proprio mito di fondazione nell'evoluzione. Distaccatasi dagli scimpanzé, con i quali per altro condivide il 98% dei geni, si evolse in homo abilis, poi erectus e, infine, sapiens. Non si sa esattamente quando questi passaggi siano avvenuti, ma rappresentano comunque un'evoluzione. Contro il principio della non trasmissibilità delle esperienze acquisite, si sostiene che l'homo abilis, a furia di usare le mani per costruire i propri utensili, divenne più intelligente, possedendo 750 cm3 di cervello. Divenne poi erectus, per sopravvivere nella savana, dovendosi alzare per vedere al di sopra dei cespugli di erba, e anche questo aguzzò il suo ingegno, tanto che il suo cervello si ingrossò sino a raggiungere gli 850 cm3 . A quel punto homo erectus, partendo dall'Africa, cominciò a viaggiare in giro per il mondo e a popolare la terra. Diventando sempre più intelligente, divenne homo sapiens, 1400 cm3 di cervello, cominciò una seconda uscita dall'Africa circa 100.000 anni fa, dando vita alle attuali popolazioni. Tutta questa vicenda si è dimostrata una grande favola, per le infinite contraddizioni. Innanzitutto, l'homo abilis divenne tale per una mutazione genetica che gli consentì di muovere le mani in modo coerente. Divenne poi erectus per un'altra mutazione, e non per vedere più lontano nella savana; infatti, nel Chad, è stato trovato un uomo erectus in una zona in cui vi era ancora la foresta tropicale al momento della sua comparsa. L'ulteriore espansione del cervello umano sarebbe avvenuta con le esperienze di turista in giro per il mondo, ma a Dmanisi, in Georgia, è stato scoperto un cranio di soli 600 cm3, poco meno di quello dell'homo abilis.
Comunque, tutti questi movimenti riguardarono circa 125.000 individui, all'inizio, che divennero 10 milioni al culmine dell'evoluzione: il raddoppio della popolazione avvenne dunque ogni 170.000 anni.
Fino a circa 10 mila anni fa, gli uomini vivevano di caccia e raccolta: i pochi uomini disseminati in tutta la terra avevano a disposizione enormi mandrie di animali e infinite varietà di frutti. Eppure, secondo la mitologia della specie umana, ad un certo punto l'uomo sentì il bisogno di cambiare vita e inventò l'agricoltura per far fronte alla sovrappopolazione. In realtà, la sovrappopolazione si verificò dopo l'invenzione dell'agricoltura. L'agricoltura consentì infatti di immagazzinare raccolti, che potevano nutrire più persone e, inoltre, il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale consentì alle donne di allevare più figli. Dopo l'adozione dell'agricoltura, la popolazione passò da 10 milioni, 10 mila anni fa, a 300 milioni, nell'anno primo della nostra era, raddoppiando ogni 2000 anni. Ci vollero 1.500 anni per raggiungere i 600 milioni di individui; 300 anni per raddoppiare un'altra volta, e raggiungere un miliardo e duecento milioni nel 1800; 150 anni per raggiungere i 2 miliardi e mezzo nel 1950; 36 anni per raddoppiare un'altra volta, raggiungendo i 5 miliardi nel 1986. La crescita della popolazione è dunque diventata esponenziale dopo l'invenzione dell'agricoltura, anzi, iperbolica: "I periodi di tempo entro i quali la quantità ogni volta si raddoppia diventano in tal caso sempre più brevi. In assenza di limitazioni, la quantità dovrebbe diventare infinitamente grande in un tempo finito".
A partite al 1986, le previsioni sul prossimo raddoppio della popolazione sono state più volte modificate perché l'adozione di politiche di controllo delle nascite da parte dei vari paesi ha rallentato la corsa verso la catastrofe. Anzi, secondo le previsioni delle Nazioni Unite (2003), la popolazione globale raggiungerà gli otto miliardi nel 2050. Secondo Carl Haub, del Population Reference Bureau: "Se il tasso di fertilità, invece di scendere a 1,85, come dicono le Nazioni Unite, dovesse stabilizzarsi a quota 2,5, nel giro di un secolo la popolazione mondiale sarebbe di 27 miliardi. Il pianeta potrebbe non essere in grado di sostenere un numero tale di abitanti".
A tutt'oggi la popolazione è aumentata di 1 miliardo e 600 milion, nel giro di vent'anni; se crescerà con la stessa velocità, nel 2050 gli uomini sulla terra raggiungeranno i 10 miliardi. Quali sarebbero le conseguenze di un tale sviluppo è facilmente immaginabile: aumento dell'inquinamento, riduzione delle disponibilità alimentari e di energia. Lo scenario descritto potrà essere evitato solo da un cambiamento radicale nelle politiche dei vari paesi, sollecitate da tutte le forze responsabili esistenti. Il controllo delle nascite non è un subdolo piano degli USA, ma deve essere il programma responsabile di tutta l'umanità. I due paesi più popolati del mondo, Cina e India, da decenni combattono la loro battaglia contro la crescita demografica. A questo proposito, la Cina ha ufficiosamente fatto sapere agli occidentali, che vogliono imporle dei limiti alle emissioni di gas serra, che il suo contributo alla riduzione dell'inquinamento è già rappresentato da 300 milioni di cinesi in meno, conseguenza del controllo delle nascite.

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