Il 16 ottobre, 59° anniversario della nascita della FAO, è stata celebrata a Roma la “giornata mondiale dell’alimentazione”, con il discorso ufficiale del Direttore Generale dell’agenzia delle Nazioni Unite, Jacques Diout. Nell’indifferenza quasi generale della stampa italiana, sono stati ricordati i grandi numeri del problema “ancora oggi 854 milioni di persone ogni giorno vanno a dormire a stomaco vuoto”. Invece, il presidente della Repubblica Tedesca, Horst Koher, ha affermato come “la fame non sia un destino ineluttabile, ma possa essere eliminata con politiche sagge”. Certamente, non fa notizia il fatto che circa il 15% dell’umanità soffra la fame e che “quarantamila bambini muoiono ogni giorno nel mondo a causa della denutrizione e delle malattie collegate”. La mostruosità di questi numeri non suscita più alcuno scandalo, perché si tratta di un problema insolubile, ovvero di una questione che, se affrontata, comporterebbe grandi rinunce, che nessuno vuol fare. Il presidente della Repubblica di Tanzania Jakaya Mrisho Kikwete ha affermato “che più degli aiuti alimentari, l’Africa ha bisogno di una rivoluzione verbale”. In realtà, tutta l’agricoltura mondiale ha bisogno di una “rivoluzione verde” molto più radicale perché non ha più bisogno come quella africana di “abbandonare la zappa per il trattore”, ma di abbandonare tutte le produzioni inutili per l’alimentazione umana, dal tabacco, al caffè, al the, ai fiori, alla vite e a tutte le droghe. La verità che si vuole nascondere ai lettori è che la produzione alimentare mondiale è insufficiente, che la produzione di grano di quest’anno è inferiore a quella del 2005 e che la produzione di riso nel 2030, secondo le stime della FAO “non sarà sufficiente a sfamare l’intero Pianeta”. Anche quando si affrontano problemi più vicini ai lettori, come è avvenuto con lo “sciopero della pasta” e , più recentemente con l’aumento scandaloso del prezzo del pane, che a Roma ha toccato il più 79%; non si fa mai riferimento al fatto che la produzione mondiale è insufficiente a sfamare tutti. Molti pensano che i morti di fame siano un “destino ineludibile” e, anzi, un meccanismo di autoregolazione della popolazione. Durante la Giornata Mondiale per l’alimentazione si è affermato il contrario, ma non sono state indicate le politiche per eliminare la fame nel mondo. L’inefficienza delle misure contro la fame presa negli ultimi anni è stata denunciata dal messaggio che il Papa ha inviato al meeting riunito a Roma: “Dobbiamo costatare che gli sforzi compiuti finora non sembrano aver ridotto significativamente il numero degli affamati nel mondo”. E una costatazione che ognuno può fare, e, infatti, gli obiettivi del Millennio (Millenium Development Goals) elaborati dall’ONU, l’eliminazione della fame nel mondo entro il 2015, non sono raggiungibili, anche perché gli stanziamenti fissati da ogni paese sono stati ampiamente disattesi. L’Italia, che aveva promesso di devolvere lo 0,20 per cento del PIL, per la lotta contro la fame, lo ha ridotto allo 0,15. Non bastano le manifestazioni di solidarietà “indolori”, come quella del calciatore Roberto Baggio, né le partite di serie A del campionato di calcio spagnolo, né le corse “run for food”, che si sono svolte in tutto il mondom a partire da Samoa il 22 ottobre e che hanno coinvolto molte altre città del mondo: Yokohama in Giappone, Lusaka in Zambia, Bratislava in Slovacchia, Quito in Equador. A Roma si è tenuta il 21 ottobre, e così a Torino, ma non si è saputo nulla sull’esito delle due manifestazioni, probabilmente perché surclassate dalla manifestazione minimalista, ma oceanica, del Popolo Rosso, svoltasi a Roma il giorno prima. Le marce per la pace non hanno mai evitato la guerra, le corse contro la fame non impediranno che 854 milioni di uomini continuino ad andare “a dormire a stomaco vuoto”. |
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