Monologo
La maggior frustrazione di chi scrive libri è nel non sapere chi li legge e che cosa ne pensa. Le presentazioni sono delle sceneggiate, durante le quali gli agonisti del microfono se ne impadroniscono quasi sempre esordendo con la frase: “io non ho letto il suo libro, ma…”. L’autore non riesce quasi mai ad instaurare un dialogo con i suoi lettori. Con l’uscita del mio blog speravo che la nuova tecnologia consentisse xxxxxxx di instaurare un dialogo con atri bloggers. Ma così non è stato finora ed è chiaramente un limite oggettivo, perché, se da un lato so che ci sono stati numerosi agganci e alcune iscrizioni, qualcuno ha inviato i propri complimenti, ma nessuno si è fatto sentire né per critiche né per chiarimenti. Nella mia decennale esperienza di insegnante ho sempre concluso le mie lezioni con la classica richiesta di “questions ?”, come avviene normalmente nelle scuole americane, ma scarsissime sono state le adesioni. Tutto ciò mi ha sempre fatto riflettere sul livello culturale del nostri paese e sul fatto che mai, a nessun grado di insegnamento, gli studenti sono invitati a fare “troppe” domande, perché l’apprendimento deve essere puramente passivo. Questo andazzo, in parte, dipende dalla scarsa “vocazione” dei docenti, nonché dalla scarsa cultura degli stessi, per cui è più comodo non permettere domande che potrebbero metterli in imbarazzo. Ma, per non colpevolizzare i soli insegnanti, che sono anche loro un prodotto di questo sistema, bisogna dire che l’atteggiamento passivo dei discenti è profondamente radicato dalla tradizione cattolica, che tuttora egemonizza la cultura nazionale. Alla chiesa non si fanno domande e neppure allo stato, per cui, ad esempio, pochi sanno che l’otto per mille fa confluire nelle casse del vaticano non solo le somme devolute dai contribuenti, ma anche parte delle contribuzioni di coloro che non hanno fatto una scelta, e che quindi dovrebbero andare allo stato, e, invece, vengono date alla chiesa nella stessa percentuale di quelli che si sono espressi in quel senso. E così la chiesa cattolica ottiene l’85 per cento dell’intero otto per mille, mentre solo il 30 per cento aveva fatto questa scelta, e in totale incassa un miliardo di euri. Gli italiani non si fanno domande, si accontentano delle apparenze e delle risposte ufficiali. Anche le nuove tecnologie che consentono di leggere notizie diverse e interpretazioni della storia e della realtà presente fuori dalla norma, non cambiano il costume nazionale di “tacere e obbedire”. Nel mio ultimo intervento sul blog, “governo globale”, c’erano provocazioni tali da sollecitare non solo domande, ma anche critiche per le troppe reticenze e insulti per le mie folli proposte. Sia chiaro che non mi tiro indietro, ma voglio solo aggiungere spiegazioni e nuove provocazioni, che forse, possono suscitare un dialogo. Intanto, le provocazioni intendono ridare gusto a sollevare grossi problemi e cercare di dare delle grandi risposte ad essi. Con la fine delle grandi ideologie del ventesimo secolo si è sempre più ristretto il campo della discussione, della battaglia politica e nessuna “grande soluzione” è stata più proposta. Né io voglio proporre tutti i nuovi e vecchi problemi per darvi una soluzione che non ho: ma un dialogo “globale” potrebbe arrivare ad indicare le vie per arrivare ad alcune soluzioni. Ma, tornando al “governo globale”, voglio dire che era un’indicazione generica per enfatizzare la gravità dei problemi che affliggono l’umanità. Io non so come potrebbe essere un “governo globale”, ma certamente dovrebbe poter imporre la sua volontà alle nazioni, e non solo dare “buoni consigli” come fa ora l’ONU. Per partire dal concreto, da anni si parla di riforma di questa istituzione, e da più parti si è notata l’ingiustizia di mantenere un Consiglio di Sicurezza formato dalla “potenze” vincitrici della seconda guerra mondiale, finita ormai da più di sessant’anni. Un’altra questione è sempre stata all’ordine del giorno, e riguarda la non disponibilità dell’ONU di una forza propria o del fatto che per esercitare le sue missioni “peace keeping”debba elemosinare truppe ai vari paesi membri. Così come si è notato che non tutte le “risoluzioni” dell’ONU vengono rispettate, vedasi la Palestina. Allora, la prima cosa da fare è dotare l’ONU di una forza propria, che possa esse usata speditamente nelle “zone di crisi” e non dopo che sono stati commessi distruzioni e genocidi. La seconda cosa è cambiare il meccanismo di decisione, innanzitutto abolendo il consiglio di sicurezza così com’è, e poi, dando ai governi membri una forza di voto proporzionale al numero degli abitanti, l’India, ad esempio, deve poter far pesare la volontà del miliardi dei suoi abitanti, e, cioè, avere un voto che vale il 17 per cento della maggioranza. Queste proposte, non nuove, devono tuttavia essere realizzate e io non ho la risposta sul come realizzarle, ma solo una grande mobilitazione a livello mondiale può arrivare ad attuare questa o altre soluzioni. Non sarà la piccola discussione sul mio blog a suscitare una mobilitazione generale, ma almeno pensiamoci. Un’ultima provocazione: mentre in passato si faceva appello al popolo, alle nazioni, alle classi, io non so quali forze potranno indurre i governi attuali a realizzare tali riforme, ma certamente, non voglio ricorrere a categorie metafisiche, come quella ritirata fuori da Toni Negri, la “moltitudine”. A parte il fatto che nemmeno lui e il suo suggeritore americano dicono come la “moltitudine" potrà impadronirsi del potere, a meno che l’adozione della costituzione americana da parte della “moltitudine” giunta al potere, come suggerisce Negri e il suo suggeritore, includa anche il diritto che hanno i cittadini americani di dotarsi di armi, anche da guerra, e allora avremo una “moltitudine” di dieci miliardi di persone tutte armate fini ai denti, contro chi????! |
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