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Anonimo
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Cina: guerra e pace Autore: RomoloGobbi | Data: 03/02/2010 0.33.45
Fin dal 1948, quando la Cina divenne comunista e l'esercito nazionalista si rifugiò a Taiwan, gli USA si impegnarono a difendere l'isola dai comunisti cinesi. Nel 1979 Stati Uniti e Cina stabilirono piene relazioni diplomatiche e formalmente venne abrogato il trattato di difesa di Taiwan, stipulato nel 1954, e vennero interrotte le relazioni con il governo nazionalista dell'isola. Nello stesso anno, 1979, lo stesso presidente Carter fece approvare al Congresso il Taiwan Relation Act, che "obbliga legalmente l'America a garantire a Taiwan l'arsenale difensivo necessario per fronteggiare un eventuale attacco militare della Cina". Dunque, nel momento stesso in cui si dichiarava la pace, si continuava a preparare la guerra e le dispute sull'indipendenza di Taiwan continuarono.
Finalmente, nel 1997 i "neocon", i conservatori americani che prepararono la presidenza Bush, scrissero nel documento sul "Nuovo secolo americano" che la Cina era un "potenziale rivale" e individuarono "un nuovo teatro di guerra, come un intervento americano in difesa di Taiwan contro un'invasione cinese". Sul piano economico, invece, da tempo esiste una guerra commerciale, che ha avuto il suo episodio più clamoroso con la "guerra dei giocattoli", scoppiata il 15 agosto del 2007, quando in America vennero ritirati dal mercato 18,2 milioni di giocattoli fabbricati in Cina, perchè "dannosi per i bambini". Che si trattasse di una guerra commerciale, venne confermato il giorno successivo, quando il governo cinese sospese le importazioni di carni suine e pollame prodotti negli USA. Si trattava anche di un episodio di guerra diplomatica scatenata dagli USA in previsione della riunione del 16 agosto 2009 dell'Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (OCS), che, dal 1996, raggruppava Cina, Russia, Khazakistan, Tagikistan, Utsbekistan, Kirghizstan e alla quale parteciparono numerosi osservatori di altri paesi asiatici, dal presidente afgano Karzai, al presidente iraniano Mahmod Hmadinejad. Durante la conferenza, oltre ai palesi o più o meno velati ammonimenti agli USA per il loro unilateralismo, seguirono l'annuncio di manovre militari congiunte, russo-cinesi, da tenersi in Russia il giorno dopo e la dichiarazione di Putin della ripresa dei pattugliamenti aerei dei bombardieri strategici russi, soppressi nel 1992. D'altra parte, il 19 agosto 2009 vennero annunciate le manovre militari congiunte, da tenersi in settembre, di USA, Giappone, India e Australia, con la partecipazione di "ben due gruppi di portaerei americane, quelli della Nimitz e della Kitty Hawk, insieme alla Viraar indiana, ai nuovi incrociatori e fregate lanciamissili "invisibili" giapponesi, a frotte di sottomarini nucleari e convenzionali, cacciabombardieri a decollo verticale".
Più recentemente, in seguito all'aumento dei dazi americani sui tubi d'acciaio provenienti dalla Cina, il 5 novembre 2009, Pechino ha ammonito gli USA: "La Cina si oppone risolutamente all'abuso di misure protezionistiche e, quindi, prenderà tutte le misure necessarie per proteggere gli interessi delle industrie domestiche". Pochi giorni dopo, l'amministrazione Obama annunciò di voler aumentare anche i dazi sui pneumatici cinesi e la Cina replicò: "Così facendo, gli Stati Uniti hanno disatteso gli impegni anti-protezionisti sottoscritti al vertice del G20 e hanno minato le relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti e la ripresa economica mondiale". Conseguentemente la Cina ha ridotto i prestiti agli USA e il 13 marzo 2009 il premier cinese Wen Jiabao dichiarò: "Abbiamo prestato un'enorme quantità di denaro agli USA, per cui siamo preoccupati sulla solidità dei nostri assets. E se devo essere sincero, nutro qualche timore".
La visita ufficiale di Obama in Cina, nel novembre 2009, non ha ottenuto alcun risultato: "Obama voleva strappare un maggior impegno cinese in Afghanistan. Risposta picche. E, beninteso, voleva convincere i suoi interlocutori ad una meno rigida politica monetaria. Altra risposta picche...".
Le relazioni tra le due superpotenze si sono ulteriormente deteriorate in seguito all'affare Google e alle critiche americane, alle quali la Cina ha risposto: "La cosiddetta libertà americana di Internet è la libertà sotto il controllo americano. Ci sono idee balzane in America che rendono la libertà di Internet una politica di stato, da predicare in altri paesi".
Niente di strano se in seguito all'annuncio americano di una nuova fornitura di armi all'isola di Taiwan, il governo cinese abbia replicato: "E' una decisione che ci indigna profondamente, perchè rappresenta una brutale interferenza nelle questioni interne cinesi e perchè mina la nostra sicurezza nazionale". Il ministro degli esteri cinese ha quindi concluso che:"Alla luce degli effetti dannosi e disgustosi causati dalla vendita di armi a Taiwan, la Cina ha deciso di sospendere le visite militari reciproche già previste".
Che i cinesi si sentano minacciati dagli americani, è giustificato dalla presenza di basi americane a due passi dalla Cina: 18 mila uomini in Corea del Sud, 22 mila in Giappone, una base aerea Hualien proprio a Taiwan, senza contare le basi dell'isola di Guam, in "territorio non incorporato" americano.
Bisogna poi tenere conto che tutte le clamorosamente annunciate difese anti-missilistiche contro la Corea del Nord e contro l'Iran in realtà sono anche, o soprattutto, efficaci contro la Cina. Così, la nuova iniziativa di rafforzare le basi anti-missile nel Golfo Persico, annunciata a fine gennaio, non può che allarmare ulteriormente i cinesi. La Cina è così completamente circondata da basi americane, se si tiene conto anche delle basi in Tagikistan, Usbekistan e della più grande base aerea in Asia Centrale a Manas nel Kirgizistan.
Naturalmente, la Cina non può che fare buon viso a cattivo gioco: "Nonostante tutto, negli ultimi 30 anni i rapporti tra Cina e USA hanno continuato a migoiorare; ovviamente, l'attuale buona situazione è il risultato di uno sforzo non facile ed entrambe le nazioni devono prestarvi una cura speciale".
Quando il prossimo scontro?

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