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Anonimo
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L'altra faccia della Cina Autore: RomoloGobbi | Data: 22/01/2010 0.46.37
Coloro che vorrebbero imporre la democrazia ovunque, tranne che in Arabia Saudita o negli Emirati Arabi o nella Città del Vaticano, proclamano che anche i cinesi hanno diritto ai "diritti civili". Così, Google "ha annunciato che non si presterà più a censurare il proprio motore di ricerca. Un gesto di disobbedienza alle leggi locali, deciso dopo una raffica di cyberattacchi che hanno preso di mira le caselle di posta elettronica su Google legate ad attivisti cinesi per i diritti umani".
La polemica sarebbe morta li, se non fosse subentrato il Segretario di Stato USA, Hillay Clinton, che ha espresso "profonda preoccupazione" per la denuncia dei cyberattacchi e ha annunciato che Washington "chiederà spiegazioni al governo cinese". A sostegno della Clinton è intervenuto anche il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, che ha ricordato che il presidente Barak Obama "è convinto sostenitore della libertà su internet". Anche altri colossi del web, come Yahoo, che "da tempo è nel mirino delle organizzazioni per i diritti civili per essersi sottomesso alle richieste di censura, ha ridimensionato la propria presenza nel paese". Hanno fatto altrettanto EBay e Amazon, "mentre Apple deve fare i conti con i danni d'immagine legati alla decisione di bloccare sugli Iphone cinesi l'accesso alle informazioni sul Dalai Lama o sui ribelli uiguri". Google ha poco da perdere sul mercato cinese, del quale controlla il 33%, mentre il motore di ricerca filogovernativo Baidu detiene il 63% dei 300 milioni di utenti cinesi.
Per accentuare la polemica con Pechino, Google "ha annunciato il rinvio a tempo indeterminato del lancio sul mercato cinese di due telefonini sviluppati con il sistema operativo Android". Il governo cinese ha risposto alle minacce di Google, dichiarando che "La Cina incoraggia lo sviluppo di internet, ma le società straniere, che operano nel nostro paese devono rispettare le leggi cinesi, i costumi e le tradizioni cinesi e devono assumersi le responsabilità delle loro azioni. E Google non fa certo eccezione".
A parte il fatto che ai fondamentalisti della democrazia va bene che il governo cinese reprima gli uiguri islamici, alcuni di loro sono stati catturati in Afghanistan, la vera battaglia contro la Cina non riguarda tanto la censura delle informazioni, di cui tra l'altro sono maestri, ma la concorrenza dei prodotti cinesi sul mercato internazionale.
I paesi occidentali vorrebbero che anche sul mercato cinese si scatenasse il meccanismo virtuoso del consumismo, che, facendo crescere i bisogni dei lavoratori cinesi, li spingerebbe a pretendere aumenti salariali, che automaticamente farebbero lievitare il prezzo delle merci cinesi. Ma "le famiglie cinesi risparmiano un quarto del loro reddito e negli ultimi dieci anni la quota del PIL destinato ai consumi è persino diminuita". Infatti, la quota del PIL che riguarda i consumi interni cinesi è solo del 35%, molto più basso di quella degli altri paesi asiatici e la metà di quella USA.
Nel 1873 gli industriali inglesi pretendevano di ridurre i salari dei loro operai al livello di quelli cinesi, così sul Times del 3 settembre 1873: "se la Cina diventa un grande paese industriale, non vedo come la popolazione operaia europea possa sostenere la lotta senza scendere al livello dei suoi concorrenti". Marx commentava questo passo del Times, dicendo: "il fine auspicato dal capitale inglese non è più il salario continentale, ma il salario cinese".
Nell'era della crisi globale, in Cina il pensiero del grande teorico delle "crisi cicliche del capitale" è tornato d'attualità, infatti, il vicepresidente cinese, nonchè capo della scuola di partito, Xi Jinping, 48 ore dopo la visita di Obama, indicava la necessità di "spingere attivamente la formazione del partito di governo sul modello di studio marxista". Alla dichiarazione ufficiale di Xi Jinping di richiamo al marxismo fanno eco i titoli dei giornali degli ultimi mesi e corrispondono al sentimento popolare. L'edizione cinese di "Tempi globali", il quotidiano più venduto in Cina, riportava nei titoli di testa una sondaggio della BBC, "Secondo cui in 21 Paesi, la maggior parte della popolazione non ha più fiducia nel capitalismo". La popolazione cinese, oltre ad essere influenzata dal regime politico che la governa da più di 60 anni, ha introiettato anche la religione confuciana da più di 2000 anni. Il grande filosofo Confucio, vissuto 500 anni prima di Cristo, teorizza il principio etico della "armonizzazione dell'uomo con l'ordine generale del mondo in tutti gli aspetti della vita, dall'osservanza dei riti religiosi statali e familiari, alle regole del comportamento sociale". La scarsa propensione ai consumi dei cinesi è stata fatta risalire proprio ai "valori confuciani".
Mentre l'ente di stato "Cina Film Group" ha imposto il ritiro dal mercato cinese del film Avatar, troppo intriso di valori occidentali, è stata annunciata l'uscita del film "Confucius", una biografia del grande pensatore, che "non dovrebbe avere difficoltà a diventare il film più visto del 2010".

Commenti:

maketto
quello che preoccupa è l'avvicinarsi dei medesimi livelli salariali. Se il problema per la maggioranza della popolazione mondiale è la distribuzione del reddito, il processo di crescita impetuasa cinese accrescerà l'iniquità?










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